04 giugno 2006

Commencements



Puntuale come ogni anno, è iniziata la stagione dei commencement, le grandi celebrazioni per la graduation: i laureati in toga scura, i cappelli che volano in aria, la marcia per il campus, le bici abbandonate perché da domani si inizerià a guadagnare abbastanza per comprarsi la macchina, e così via, come si vede nei film.

I campus più prestigiosi fanno a gara per assoldare le celebrità più in vista per tenere il discorso finale, l'address ai laureati e alle loro famiglie. Ormai il commencement address è di fatto un genere retorico ben codificato, con le sue regole e variazioni sul tema: la battuta iniziale, il costo dell'educazione, gli insegnamenti da praticare nella vita, lo slanciarsi nel mondo là fuori senza timori, il fallimento e il successo.

Qualche speaker, però, riesce ancora ad andare oltre gli schemi. Due esempi: Al Franken, il comico, ad Harvard nel 2002—ogni frase una battuta, satira su tutto e tutti—e, qualche giorno fa, Bloomberg, il sindaco di New York, alla Johns Hopkins—con un discorso fortemente politico e critico sull'indipendenza e il valore della scienza.

Update: ho trovato anche il discorso di Stephen Colbert al Knox college. Lui è il comico che aveva fatto splendida satira alla cena di gala per la stampa alla Casa Bianca.

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