30 aprile 2006

Rivolta

Non è la prima volta che il flamboyant ministro della difesa Rumsfeld si trova a dover fronteggiare le critiche. Questa volta, però, gli accusatori non sono gli studenti pacifisti o i parlamentari democratici, ma una manciata di alti generali in pensione. La causa: la pessima gestione del dopo Saddam in Iraq. Le accuse, pesanti come pietre. Paul Eaton, generale, responsabile dell'addestramento degli iracheni nel 2003 e 2004, lo definisce "incompetent strategically, operationally, and tactically": senza appello. Non tenero nemmeno Newbold (generale dei marines), secondo cui la decisione di invadere l'Iraq "was done with a casualness and swagger that are the special province of those who have never had to execute these missions - or bury the results".

In ballo, è ovvio, ci sono tanti argomenti. Da quelli folcloristici: il caratteraccio di Rummy; la storia del ministro falco che da giovane si è scampato il Vietnam in maniera non proprio eroica. A quelli stretegico-militari: lui è il propugnatore della guerra "leggera", della trasformazione dell'esercito: pochi uomini in campo, tanta tecnologia, l'idea di entrare e uscire velocemente dalla battaglia.

Al di là di tutto, però, a molti osservatori sembra l'inizio dello scarica barile per una guerra sostanzialmente fallimentare: un Paese ingovernabile, nonostante alcuni passi avanti recenti; la mancanza di un piano concreto per il dopo; troppi morti americani; la sensazione di dover rimanere ancora a lungo; prezzo del petrolio fuori controllo sui mercati internazionali e alle pompe della benzina. E qualcuno chiede: "ma dov'erano i critici nei giorni in cui si decideva di intervenire?"

28 aprile 2006

Codici


Appassionati del "Codice da Vinci", dopo aver letto il libro, aver risolto il gioco online e in attesa del film, beccatevi la sentenza di tribunale.

Come tutti sanno - ormai il tema è più martellante del grande fratello - Dan Brown è stato recentemente citato in tribunale da due (dei tre) autori di un libro del 1982 per presunto plagio e relativa violazione del copyright. L'accusa è che il "Codice" sarebbe una copia sostanziale di questo precedente libro. All'inizio di aprile, la decisione del giudice: soluzione piena per Brown e slap in the face ai due, accusati in buona sostanza di aver architettato il tutto per farsi pubblicità.

Fin qui, niente di nuovo. La cosa bella, però, è che il giudice in questione, tale Peter Smith - gran burlone o gran amante dei crittografia - ha creato un codice e lo ha incluso nella sentenza: senza apparente motivo, alcune delle lettere della sentenza sono in carattere italico. Le prime, quando lette in sequenza, danno SMITHY CODE: il cifrario di Smithy (ovvio riferimento al nome del giudice e gioco di parole sul titolo del libro conteso); il resto è ancora da decifrare. Ergo, risolutori di enigmi, afferrate la sentenza e datevi da fare!

Il NYT ha un retroscena buffo sulla questione: pare che il giudice, dopo 3 settimane che nessuno notava nulla di strano nella sentenza, si sia deciso a mandare una mail al giornale chiedendo se avessero trovato il riddle. A proposito di protagonismo. Toghe rosse! ;-)

Per rimanere in tema crittografico, settimana ricca di novità anche per gli appassionati di Kryptos, la statua crittografica che fa mostra di sé davanti alla sede della CIA a Langley in Virginia (e che - ve l'ho detto: è martellante - è "citata" nella copertina dell'edizione americana del "Codice da Vinci"). La statua contiene quattro messaggi cifrati. Tre erano considerati "risolti", uno è ancora insoluto. Lo scultore autore della statua ha però rimescolato le carte in tavola: un errore nell'incisione richiederebbe infatti di modificare parte della soluzione al secondo messaggio. Soluzione prontamente trovata e caccia aperta all'ultimo indovinello.

La foto di Kryptos è presa dal sito di Jim Gillogly: http://www.voynich.net/Kryptos/.

20 aprile 2006

Devo dare di gas...


...voglio energia metto carbone e follia se mi rilasso, collasso

In questi giorni, anche la mia auto è ferma in parcheggio, più grazie alla vicinanza col campus e ad una serie di belle giornate (finalmente!) che per colpa dei nuovi record del gas (benzina). Che però qui destano non poche preoccupazioni e riflessioni.

A prima vista si direbbe per nulla: i tanto vituperati 3 dollari al gallone fanno circa 0.7 euro al litro. Non credo di aver mai visto la benzina a questi livelli di prezzo da noi. Però, ci sono alcuni distinguo:

  1. Tre anni fa, i prezzi raramente superavano gli 1.7-1.8 dollari al gallone. Oggi, non siamo al raddoppio, ma poco ci manca. Psicologicamente, non è bello.
  2. Anni di prezzi bassi hanno favorito lo sviluppo di un certo tipo di stile di vita e cambiare, improvvisamente, non è facile. Banalmente, se andare e tornare in auto da downtown costa 3$, forse qualcuno deve iniziare a pianificare (minimizzare) i suoi spostamenti.
  3. La corsa all'auto smodatamente grande ha avuto un indubbio successo. Non lo stesso si può dire per quella a motori più efficienti. Secondo alcune statistiche, l'efficienza del parco macchine prodotto in questi ultimi anni è pari a quella di 20 anni fa. Morale: 25 mpg in autostrada (10 km/l) vengono ancora spacciati come un ottimo risultato.
  4. L'americano medio percorre un sacco di strada in auto. E non solo perché pigro; ma anche perché tutto è distante. Vuoi fare la spesa? Devi prendere l'auto. Vuoi andare al lavoro? Devi prendere l'auto. Vuoi... e così via.
  5. I servizi pubblici.. cosa? Prendere l'autobus? Ma non passa mai. E lo prendono solo messicani e studenti.


Sul lungo periodo, forse questo spingerà a fare ricerca seria sulle energie rinnovabili o alternative al petrolio. Nel breve periodo, invece, ci si consola pensando che i prezzi da queste parti, quando scendono, scendono rapidamente.

19 aprile 2006

Sockey

Il calcetto è anche peggio di come lo temessi. Si gioca, per davvero, in un campo da hockey. Il che ha alcune conseguenze importanti.

Primo, il campo è grandissimo e infatti si gioca in 7 più il portiere. E ancora si corre un sacco. Alla faccia del calcetto tecnico e poca corsa. Qui si riesce pure a fare il gioco all'inglese: palla lunga nello spazio e pedalare.

Secondo, ci sono le paratie laterali e si può, anzi è incoraggiato, il gioco di sponda. Divertente. Unica preoccupazione: non si rifiata mai! L'unico modo in cui si può fermare l'azione è - a parte cose penose tipo falli tattici e simulazione di attacco cardiaco - centrare il buco della panchina o far sbattere la palla sul soffitto. Ambedue cose non facili quando si è nel pieno di un annebbiamento da stanchezza.

La porta è una di rientranza delle suddette paratie, una specie di grande armadio senza ante. Con pali spigolosi e quant'altro.

La superficie del pavimento, poi, è veramente ingloriosa: mattonelle di uno strano materiale; eccezionalmente abrasive ("non fare scivolate" è stato il primo suggerimento); e causa di un rimbombo sospetto - il rumore mi fa costantemente pensare che sto giocando con degli zoccoli di legno, il che, capirete, non aiuta esattamente ad emulare le gesta di Ronaldinho. Dulcis in fundo, il colore è carta da zucchero traversata da righe rosso fuoco e giallo canarino. Rutilante.

In tutto questo, l'altra squadra non s'è presentata e quindi abbiamo ottenuto una sempre buona vittoria a tavolino.

18 aprile 2006

Great Quake


Ricorrono oggi i cent'anni del grande terremoto del 1906, che, in collaborazione col conseguente incendio, distrusse buona parte di San Francisco.

Come è tipico da queste parti, si festeggia e ci si prepara. Il festeggiare - oggi grande parata per le strade di San Francisco - suona un po' apotropaico, ma, in fondo, porta divertimento e consapevolezza. La preparazione, invece, passa attraverso i manualetti di emergenza e le esercitazioni.

Il sindaco di San Francisco sostiene che dalle sue parti la domanda giusta a proposito di terremoti non è "se", ma "quando". Qui tutti sperano di festeggiare anche il bicentenario!

17 aprile 2006

Soccer

Questa sera, prima partita del secondo torneo di soccer (sì, ci riproviamo): agevole vittoria per 3-0 e numerose occasione gettate al vento. Il risultato è il frutto di una bella azione e di due scenette degne del migliore Mai dir goal. Primo: azione confusa (stavo per dire concitata, ma confusa è più appropriato) in area loro, rinvio a spazzare di uno dei loro addosso al nostro attaccante e palla che rotola in rete, lentissima. Gli avversari? Paralizzati. Sembrava di vedere Mediterraneo: la partita in spiaggia, l'aereo che compare all'orizzonte, tutti a guardarlo, e Abatantuono che scarta tutti e segna. Il secondo, un classico: palla sulla riga del fuori (o forse fuori), di nuovo, difesa completamente immobilizzata, l'arbitro che non fischia, il nostro attaccante che insacca. Imbarazzante.

Il tutto, a ben pensare, è però perfettamente adeguato al contesto di stranezza di questo torneo: campo larghissimo; 2 arbitri, uno per metà campo, uno più scarso dell'altro che pretendono, però di saperne di fuorigioco; scivolate vietate; 7 giocatori in campo più il portiere; tattica degna della migliore squadra di pulcini dell'oratorio: tutti addosso alla palla e possibilmente in attacco, oh, c'è da tornare in difesa ma sono troppo stanco e me ne rimango su, magari ci scappa il contropiede. Siccome era la partita iniziale, ci siamo pure sorbiti il briefing del capo arbitro sul fatto che il torneo "is all about the 3 Fs (e qui tutti hanno pensato male): fun, friendship and" e mi sono perso la terza cosa. Ma ho come l'impressione che non fosse "vincere".

Comunque, mercoledì proverò anche l'ebrezza del torneo di calcetto. Si vocifera che non esista il fuori ma si possa giocare di sponda col muro!

Ah, il soccer. Speriamo che i socceristi non si vendichino ai mondiali...

15 aprile 2006

Tax day

Ultimi giorni per consegnare gli income tax return: la dichiarazione dei redditi. Nel mio caso, il modulo era abbastanza striminzito: 3-4 facciate sia per quello diretto a Sacramento (tasse statali) che per quello indirizzato a Philadelphia (tasse federali), ma complicato abbastanza da convincermi a farlo compilare da dei volontari forniti dall'Università.

Speriamo in bene: l'IRS (l'agenzia delle tasse) è senza dubbio la 3-letter-agency più temuta dagli americani. Qui si paga poco, ma chi fa il furbo viene scoperto e subisce penali fortissime.

Nel frattempo, Bush ha annunciato che vuole rendere permanenti i tax cuts approvati nel 2001 e nel 2003: avrebbero spinto in su l'economia e il mercato del lavoro. E il deficit federale, ma questo non lo ha detto. Per la sezione pettegolezzi, il vicepresidente batte il presidente 20 a 1: i Bush hanno pagato in tasse $187,768 a fronte di un reddito di $735,180; Cheney e moglie hanno un reddito dieci volte superiore ma hanno diritto ad un refund di 1.9 milioni. Mi devo far consigliare il fiscalista dal buon Dick, altro che volontari dell'Università...

13 aprile 2006

Elections


No, niente paura, non quelle nostrane, ma quelle per il rinnovo dei vertici dell'Associated Students dell'Università.

Confesso di non avere ben chiaro i ruoli e le issue in gioco. Per il momento cerco solo di godermi la campagna elettorale. Apparentemente, ci sono 2 partiti: i verdi e i blu (ok, hanno anche dei nomi più significativi, ma la denotazione cromatica semplifica un po' la questione).

I mezzi di comunicazione usati li vedete nella foto sopra: tabelloni di legno dai colori aciduli, sparpagliati nei punti chiave del campus. Ad una prima occhiata, sembrano distribuiti in base ad una discreta par condicio. I più creativi al nome affiancano uno slogan o un gioco di parole. I blu puntano su una grafica in stile iPod, i verdi sono meno uniformi.
Nel pomeriggio ho anche assistito ad uno scampolo di incontro con i candidati. Tristemente più candidati che pubblico, ma l'ora era sfortunata. Domande (non ho capito se aperte o preparate) e risposta breve da parte di ognuno: ultimo libro letto, se fossi un frutto cosa vorresti essere (sì, sono sicuro che fosse questa la domanda).

Il voto si darà via Internet e così niente schede da ricontare e risultati che "devono cambiare"...

11 aprile 2006

Volare, oh oh

Buona volontà e influenza sembrano essere fedeli alleate del blogger... Quindi, veloce post legato al mio fresco rientro negli US.

Volare negli Stati Uniti o semplicemente farci scalo è sempre più una pena. Code, code e ancora code. Prima, durante e appena atterrati. Nell'ordine. Prima di partire: il vostro passaporto deve essere o sufficientemente nuovo da essere a lettura ottica ma non troppo nuovo da richiedere che la foto sia stampata direttamente sulla prima pagina (anziché semplicemente incollata) o rilasciato da una delle poche (si dice siano 3) questure in Italia che sono in grado di produrre i nuovi passaporti. Il pasticcio è la conseguenza degli Stati Uniti che vogliono passaporti "moderni" e del governo italiano che li promette ma dimentica di dotare le questure delle tecnologie necessarie per rilasciarli. Risultato: se non rientrate nei criteri sopra enunciati, vi tocca andare al consolato di competenza per richiedere un visto turistico.

Prima di salire a bordo: controlli di sicurezza. E sarà almeno la seconda coda (dopo quella del check-in) della giornata. A seconda dell'aeroporto in cui siete, aspettatevi una combinazione dei seguenti: normale controllo col metal detector; controllo nella macchina ai raggi X di laptop e dvd player portatili (attenzione a riprendere il proprio al termine del controllo!); ispezione col metal detector a mano; ispezione delle scarpe; ispezione minuziosa del bagaglio a mano.

Il peggio è dopo essere atterrati qui. Nell'ordine, si passa immigration (coda lunga), custom (coda breve) e, in caso di altri voli, secondo check-in e ulteriori controlli di sicurezza (coda lunga). L'immigration è il passo più lento: tra l'esame dei documenti, foto, scan delle impronte digitali, due battute e qualche domanda, ci vogliono almeno 2-3 minuti a persona. Se siete davvero sfortunati davanti a voi ci sarà una coda di cinesi (con cui i controlli sono ancora più lenti). Se possibile, cerco di prendere la coda più breve o quella col maggior numero di famiglie: i nuclei famigliari procedono tutti insieme e guadagnare 4 posti in un sol colpo è, almeno psicologicamente, una cosa piacevole. La lentezza delle file dell'immigration rende invece piuttosto celere recuperare le valigie: saranno lì in attesa da parecchio. E anche la dogana tipicamente non riserva soprese. Se avete un connecting flight, dovrete ripetere il check-in (veloce, perché fatto in appositi sportelli) e i controlli di sicurezza (lenti).
Morale, se atterrate in qualsiasi areoporto qui, mettete in conto di perdere almeno 2 ore, tra una cosa e l'altra.

Ma servirà davvero? Pare proprio di no.

Un paio di fatti curiosi: mentre aspettavo a San Francisco il volo per Santa Barbara, l'addetta della United cercava disperatamente di guadagnare un paio di posti (overbooking?). E cercava quindi "volontari dal programma flessibile disposti a rinunciare al volo di questa sera in cambio di notte pagata in albergo, posto sul volo del giorno successivo e volo di andata e ritorno gratuito per ogni destinazione negli USA, eccetto Hawaii". Col passare dei minuti, le offerte diventavano più allettanti: Hawaii incluse; in alternativa al volo gratuito, 600 dollari di bonus viaggio. E finivano col diventare preghiere: "I'm begging here".

L'aeroporto di Santa Barbara ricorda una piccola stazione delle corriere. Il recupero delle valigie avviene in un apposito locale: ricavato entro un tendone che useremmo per le fiere; le valigie non scorrono su un nastro ma sono trasporatate da una specie di trattorino che fa la spola con gli aerei; e l'inserviente, in risposta alle vostre proteste per l'ennesima attesa, vi annuncerà che "sul volo da San Francisco c'erano 91 valigie e quindi ci vorrà qualche minuto". Ben arrivati!

05 aprile 2006

Tempeste


Avevo sempre pensato di fare un post per denunciare come in California non siano proprio attrezzati a sopportare la pioggia ma mi sembrava il solito "luogo comune"., Ora che leggo che Los Angeles sta affrontando seri problemi per le pioggie cadute copiose, aggiungo che i giorni prima di partire per l'Italia camminare per il campus di UCSB era come sopravvivere in una palude, alcune uscite dell'autostrada erano chiuse per allagamento, sotto le grondaie delle case si stavano formando delle simpatiche piscine di cui non ho verificato la profondita ecc...
Tutto questo sarebbe in qualche modo giustificabile se avesse piovuto davvero molto ma la quantità d'acqua caduta era in realtà appena paragonabile ad una nostra giornata primaverile (tipo ieri, per chi si trova nell'area trentina). Gli anni scorsi, a fornte di una, ehm, ondata, di mal tempo simile, avevano anche consegnato dei sacchi di sabbia per chi abita al piano terra e consigliato di non muoversi di casa.
A questo punto non mi (ci) resta che incrociare le dita e sperare che il nostro appartamentino a Goleta stia strenuamente resistendo.
Be ready, be prepare, create a family disaster plan!!!

PS: ne approfitto per dirvi che fino a domenica il blog avrà uno scarso aggiornamento e che poi sarà principalmente lasciato alla buona volontà di Marco perchè io mi fermerò ancora un po' in patria.