12 settembre 2007

back from down under - part 1

Obbligatorio reportage della vacan... *ehm* viaggio di lavoro australiano.

Il viaggio è andato molto bene, nonostante l'inizio tutt'altro che splendido: volando attraverso la linea della data, ci siamo bruciati in pieno il lunedì del Labor Day, uno di quei pochi giorni di holiday americani. Bruciati nel senso che siamo passati direttamente dalla domenica al martedì. Non chiedetemi come sia possibile, è successo.

La vista dalla camera del Crown Plaza, Surfers Paradise
Siamo poi arrivati a Surfers Paradise (è il nome della città. No davvero), sulla Gold Coast. Sarà anche il paradiso del surfista, fatto sta che dopo 5 anni di siccità i nostri 3 giorni di permanenza lì sono stati accompagnati da pioggia costante e vento fastidioso. A testimonianza, la foto dalla stanza con minaccioso nuvolone nero lungo chilometri. Il maltempo non ci ha comunque impedito di fare un'uscita di surf pomeridiano a Rainbow beach. Gli esperti di surf, guardando le onde, commentavano in deliquio "guarda che shape".

Ma il lavoro, dicevo. La conferenza è stata interessante e la presentazione è andata bene. L'albergo era carino e ci era anche capitata una camera con gran vista sull'oceano.

Avvenimenti degni di nota di questi primi 3 giorni:

  • Incontro col romano: durante uno dei giri di esplorazione delle spiagge alla ricerca del break migliore, incontriamo un mitico romano, che, sentendoci parlare in Italiano, ci apostrofa con "Ma che, siete italiani?" (immaginate il pesante accento della capitale) "Eran 4 quattro giorni che non sentivo parlare italiano". E noi a pensare "Be' sai, in Australia può capitare".
    Rainbow Bay Beach, Coolangatta
    Poi gli chiediamo un po' di informazioni sui posti migliori per surfare e gli chiediamo cosa faccia da quelle parte e lui risponde "Mah, io faccio surf", con lo stesso tono di quello che diceva "vedo gente, faccio cose". Splendido, è diventato per qualche giorno il nostro modello di vita.
  • Pranzo con le bestie: come attrazione della conferenza ci viene offerta una specie di lezione sulle bestie australiane.
    Coccodrillo al Currumbin Wildlife Sanctuary



    Si presentano due ranger di un parco vicino armati di, nell'ordine (di pericolosità, si intende):


    1. piccolo coccodrillo (quello nella foto è il papà): lunghezza circa mezzo metro, bocca saldamente legata con del nastro adesivo, forza mandibolare sufficiente a strappare di netto un dito;
    2. enorme serpente (non ho capito come si chiamasse ma era tipo un pitone): non velenoso, ma una strizzata di quello è sufficiente a mettere fuori gioco una persona ben stazzata. La ranger, incurante del pericolo, se lo teneva avvolto addosso; io, ovviamente, me ne sono tenuto ben lontano;
    3. cavallette giganti: almeno 15 centimetri di lunghezza, grosse ali, ma peso eccessivo per permettergli di volare.

  • Dopocena con gli aborigeni: sempre a cura del servizio intrattenimento della conferenza, un gruppo di aborigeni si esibisce in una serie di danze tradizionali. Momento clou l'accensione del fuoco per sfregolamento di bastoncini e paglia: l'operazione richiede 2 tentativi prima di aver successo e un buon 10 minuti di lavoro per poi, alla prima scintilla, essere bloccato dall'addetta dall'albergo che temeva l'accensione dell'allarme anti-incendio. Non è più l'Australia di una volta...


To be continued per il resoconto dei giorni successivi: zoo, immersioni e foresta tropicale!

09 settembre 2007

Update

Questa triste serie di post senza foto sta fortunatamente per finire con il ritorno (martedì) di Marco e soprattutto della macchina fotografica.

Per il momento vi segnalo che:

1) l'orto procede e s'inverdisce non solo di giorno in giorno, ma d'ora in ora (da questa mattina a questa sera erano spuntate 4 piante di fagioli);

2) oggi era la giornata di manutenzione generale della zona degli orti ed è stato divertente lavorare e mangiare con i nostri colleghi ortolani;

3) ieri Barak Obama è venuto a Santa Barbara per una cena di fundraising a casa di Ophra. Questa mattina ho scoperto che, prima della cena, ha anche fatto un comizio nel campo sportivo del locale City College. Nonostante io legga giornali e blog locali, non l'ho saputo...uffa, mi sarebbe piaciuto andarci e cominciare a farmi un'idea su questa prossima campagna presidenziale;


4) domani inizia un'altra settimana di lavoro. Pfuff!

06 settembre 2007

Hairspray

In attesa di veder comparire un post da downunder vi segnalo un film molto carino che ho visto questo pomeriggio in un cinema semi-deserto (che gioia andare al cinema di pomeriggio): Hairspray.
Un musical, divertente, intelligente, con un cast bravissimo, tra cui un John Travolta-donna al suo meglio, e una colonna sonora indimenticabile,
Garantisco che la voglia di ballare alla fine del film sarà alle stelle!

04 settembre 2007

La semina

Marco mi ha lasciata senza macchina fotografica e quindi non posso mostrarvi le prove, ma domenica io, Federica e Alberto abbiamo seminato e piantato.
Certo non si può dire che noi si sia tirato indietro sulla varietà.
Abbiamo piantato erbe aromatiche (basilico, rosmarino, menta, erba cipollina, prezzemolo), verdure (insalatina, rucola, sapinaci, bietole, zucchine, carote, peperoni, melanzane, peperoncini e fagiolini e pomodori), e poi alcune zucche...
se solo la metà dei semi produce qualcosa possiamo mettere su un banchetto!

Vi tengo aggiornati!

02 settembre 2007

Il Ranch

Due settimane fa, alla Baby Shower per Federica (una specie di festa che si organizza per le amiche in dolce attesa in cui si portano regali per il bambino e di solito si fanno giochini vari a sfondo bambinesco — non è stato questo il caso, per fortuna), abbiamo conosciuto un gruppo di neo, o presto-mamme, con rispettivi mariti. Tutte persone molto simpatiche, con storie interessanti e, guarda caso, quasi tutte straniere (o almeno una metà della coppia non americana).

Ci siamo poi rivisti con loro la settimana dopo al compleanno di Federica e un paio di giorni fa abbiamo ricevuto un invito per passare un pomeriggio al ranch.

Federica mi aveva parlato di questo posto meraviglioso: Lauren Spring Ranch, a mezz'ora da Goleta, sulle montagne, composto da tre o quattro casette, una piscina, una jacuzzi affacciata sull'oceano, uno stagno e tanta tanta pace.


Ci vive una di queste coppie, lui italiano, ex-proprietario di un ristorante a Salt Lake City, lei americana, ostetrica.
Qui al ranch si occupano di cucinare quando arrivano i gruppi ospitati in questa struttura. Non sono da soli a gestirla, ci sono altre 6 o 7 persone, che vivono stipendiate, per mandare avanti la struttura.
La padrona sembra essere una signora ricchissima, tutta yoga e new age che ogni tanto (quest'anno non più di tre volte) organizza questi raduni di gruppi vari. Chicca di costume: il ranch negli anni Ottanta era di Jane Fond

La vita lassù sembra essere il paradiso anche perchè, quando i gruppi non ci sono, è sufficiente occuparsi dell'orto e degli animali.


Abbiamo passato un pomeriggio bellissimo e riposante, tra bagni in piscina, carne alla griglia e partitelle a calcio. A me è servito a rilassarmi e a non pensare troppo che questa sera Marco parte per l'Australia...sigh...sigh...me tapina!