In questi giorni riflettevo sull’estate e sul fatto che, da quando vivo qui, non sento più il passare delle le stagioni.
Un ruolo significativo lo gioca il clima: sempre uguale, sempre (o comunque spesso) bello. Non si fanno cambi degli armadi, non si “tirano fuori” le cose di lana, non si mettono mai guanti e berretti. Si gira spesso senza calze e in maniche corte. Le piante fioriscono tre volte all’anno e non perdono mai le foglie. L’orto sarebbe quasi perenne (se ci si dedicasse la giusta attenzione). Le giornate si allungano e accorciano anche qui, ma di meno. D’estate al massimo c’è luce fino alle otto e mezzo.
Non e` solo il clima perograve;, sono anche le abitudini della gente che sono diverse. L’ufficio non si svuota mai, gli americani vanno poco in ferie e di solito non ci vanno d’estate. I negozi non chiudono, nulla chiude.
La città non e` nè più nè meno piena. Le iniziative sono le stesse.
Forse dovrei imparare a trovare altri parametri per vivere e scandire il passare del tempo: gli studenti che se ne vanno a giugno e ritornano a settembre, la stagione delle piogge a gennaio e quella degli incendi ad agosto-settembre, le onde buone per il surf a febbraio e il mare piatto d’estate…
… comunque, venendo all’estate, e` la seconda in cui non faccio ferie significative e ogni tanto mi trovo a pensare con tanta nostalgia all’ultimo giorno di scuola, a quella sensazione unica che si provava sapendo di avere davanti tre lunghi mesi di vacanza. Una sensazione di onnipotenza. Una specie di vertigine, bella!
Mi manca l’estate e mi mancano le stagioni!