07 novembre 2006

Job Interview

Oggi ho avuto la mia prima job interview americana.
Avevo mandato il CV in una sera di qualche settimana fa, in preda alla stufezza per la prolungata inattività e, del tutto insapettatamento, giovedì scorso mi hanno chiamato per fissarmi un colloquio.
Nei tre giorni che ho avuto per "prepararmi" ho cercato di recuperare il maggior numero di informazioni possibili da tutti quelli che in qualche maniera potevano darmi qualche dritta (a dire il vero l'ansia mi avrebbe spinta anche a fermare persone per strada, ma alcuni momenti di lucidità me lo hanno impedito). Risultato della consultazione: dress up! Vestiti elegante e formale! e non dire, per nessun motivo nemmeno sotto tortura che ancora non hai il permesso di lavoro a meno che proprio non te lo chiedano stra-direttamente...la politica è "don't ask, don't tell!".
Questa mattina (una delle giornata piu` calde della stagione, quasi 30 gradi) dopo una notte tormentata e una scarsa colazione, e dopo aver ripetuto quel po' che potevo prepararmi, indossando il vestito della laurea con sopra una maglietta per nascondere la scollatura (non avevo trovato nulla di meglio da comprare), sono partita.

Le possibilità di fare una figura penosa erano abbastanze alte visto che il mio inglese ha ancora ampissimi margini di miglioramento.

Devo dire che nel complesso è stato interessante e, come tutte le cose, meno spaventose di quello che si può pensare.
Sono passata tra le grinfie della Human Resources Selector che mi ha fatto delle domanda da manuale: "dimmi tre tue qualità positive, dimmi tre motivi per cui non dovremmo assumerti, dimmi cosa pensi di poter dare alla nostra compagnia ecc...". Poi sono stata data in pasto all'Editorial Commitee che mi ha fatto domande per circa un'oretta. Tutti avevano in mano il mio curriculum, lo fissavano un po' e poi mi chiedevano qualcosa.
Nel compesso mi sembra che il mio inglese abbia retto abbastanza (a parte qualche passato e qualche s dela terza persona lasciata per strada...)
Ora il processo di selezione consiste nel fare un test a casa, rimandarglielo e, se lo valutano positivamente, tornare lì per una prova pratica di 2 ore.

Sono stati tutti molto educati e cortesi. Gli impigati che passavano mentre facevo anticamera, mi chiedevano se avevo bisogno di aiuto, se dovevano chiamarmi qualcuno, se mi stavano facendo aspettare troppo ecc...
...per ora non posso raccontarvi di più perchè il processo è ancora in corso...vi terrò aggiornati!

4 commenti:

  1. sara01:12

    Beh tutto sommato una parvenza di decenza ce la mettono. Io ricordo solo che sei anni fa andai a un colloquio in uno studio di diritto internazionale dal quale mi avevano chiamata dicendosi interessati dal mio curriculum per poi sentirmi dire in 2 minuti appena che il 'profilo professionale' che cercavano era quello di uno schiavo per fare i giri in tribunale e non di un avvocato che sapesse 4 lingue....Questo vuol dire che il mio curriculum in realtà non l'aveva letto nessuno, con il risultato che ho perso un sacco di tempo e mi sono pure arrabbiata!
    Morale: saranno pure questioni di forma, ma all'estero ci battono, come si dice, by a long shot, quando si tratta di rapporti lavorativi (un po', ma forse un bel po', meno alla volemose bene che da noi).

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  2. Anonimo05:43

    mi inqueta la domanda relataiva ai 3 motivi per non assumeerti... che risposte hai dato? non riesco ad immaginare cosa avrei potuto rispondere!!!

    Ciau!

    B.

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  3. In bocca al lupo per il prosieguo del processo di selezione! E poi vedrai, ora che finalmente i Dems si son ripresi la Camera e il Senato (se li sono ripresi, no? O anche stavolta si fanno fumigare dai trucchetti di quegli zozzoni del GOP?) anche per voi migranti sans papiers le cose miglioreranno...

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  4. Lorenzo01:36

    In bocca al lupo!

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