20 febbraio 2008

2 candidati al bivio e...

Un altro round di primarie e caucus è passato e questa volta si sono visti alcuni segnali nuovi interessanti, per lo meno tra i democratici.

La prima novità è un cambiamento leggero ma significativo nella retorica di Obama. Sin dal discorso del New Hampshire, allora una sconfitta seppure onorevole, i temi a cui si era richiamato erano quelli dello yes we can, della audacity of hope, dell'eccezionalismo della storia americana ("the unlikely story that is America"), che riflette, giustifica e dà credito alla sua storia unlikely. Il discorso del Wisconsin è invece un discorso programmatico, in cui spiega il perché del suo essere in politica (la the fierce urgency of now di King) e il come del suo agire politico (il we shall never negotiate out of fear, we shall never fear to negotiate di Kennedy) e alcune proposte di policy. Insomma, Obama è passato dal "yes we can" al "yes we will".

Il bivio di Hillary è decisamente più difficile ed è il bivio del break or make: vincere o tornare a casa. Alle sconfitte, anche in Stati un tempo considerati sicuri, Hillaryland (o Bill?), si sono aggiunte le difficoltà economiche e la necessità di infondere 5 milioni di dollari di tasca propria nella campagna. Di qui la decisione di chiamare al comando delle operazioni la fidata Maggie Williams, già chief of staff di Hillary ai tempi della Casa Bianca e nota per essere una dura che non si fa scrupoli ad identificare e discutere i problemi. Che sia il primo passo per risolverli?

1 commento:

  1. Qualcuno l'avrà già comunque detto, ma io lo ripeto. Supposto che sia un candidato democratico a sedere nella stanza ovale, che vinca Barack o Hillary, gli USA sono comunque a una svolta epocale. Chissà se anche l'Italia, portata in genere a "copiare" quello che si fa negli Stati Uniti, non decida di darsi una nuova livrea. E non intendo chiamando la Silvstedt a girare le caselle del tabellone della ruota della fortuna accanto a quell'essere mostruoso ...

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