28 gennaio 2006

interrogatori


Ore 9am. Starbucks di Goleta (ebbene, sì, qualche volta cediamo al demonio consumistico). Obiettivo: prendere un "caffe latte": una specie di cappuccino con tanto caffè e poca schiuma. Prezzo: lasciamo perdere...

Starbucks: Hi. How's it going today?
Marco: Great. How are you?
(ovviamente né a me né alla solerte dipendente Starbucks interessa un granché la salute dell'altro, ma qui si usa così. Dopo un po' di esperimenti, abbiamo scoperto che la risposta "great" li scompiglia un po' per cui la usiamo con maggiore soddisfazione)
S: Awesome. What can I do for you today?
(Ma per esempio, stare zitta un attimo e lasciarmi ordinare il mio caffe latte)
M: I get a caffelatte.
(Smarrimento della starbucksiana. Ok, riproviamo.)
M: I get a cafiladi.
(Sempre più smarrita. Si sarà dimenticata cos'hanno disponibile? Ultimo tentativo)
M: A cafilatte.
(No. Ok, passiamo ad altre forme di comunicazione)
M: The third from the top!
(Sorriso. Guarda il tabellone del menu. Ce l'abbiamo fatta)
S: Oh, cafeladi
(E io che ho detto? Inutile dire che la pronuncia corretta varia da Starbucks a Starbucks.)

(Ma ora si vendica)
S: Which size?
(Prima domanda. Questa è facile: non si usano galloni, basta dire grande o piccolo)
M: Small, thanks.
S: Is that for here or to go?
(Seconda. E che differenza fa: è solo un caffè e comunque me lo date in bicchieri di carta)
M: To go
S: Would you like chocolate on it?
(Terzo. E no, altrimenti avrei preso il moca-chocolate-latte, ma mi spaventa il nome, quarto dal fondo, in ogni caso)
M: No, thanks
(Il caffè, please, dammi il caffè)
S: What is your name?
(E quattro)
M: Marco
(Pronunciato ben scandito. Ma, che ti interessa poi, scusa?)
S: Ah, Mark
(Quasi, ma lasciamo stare. Qualsiasi cosa, Bob, Jack, Rob, Steve, scegli tu, ma dammi il caffè)
S: Is that all for you today?
(Sì, vorrei prendere anche un croissant, ma tra un'ora ho un meeting)

Locale vuoto. Lascio la cassa. A mani vuote. E mi siedo in paziente attesa.
20 secondi dopo. Esce un'altra Starbucksiana. Sempre tutto vuoto.
S: Mark (forte)
Mi guardo intorno. Nessuno.
M: That's me (ovviamente)
S (passandomi il bicchiere con scritto sopra il nome): Have a wonderful day
M: Ah come inizio, non c'è male...

Quando gli ordini li prende la Fra, tutto prosegue come sopra. Unica variazione:
S: What is your name?
(E quattro)
M: Francesca
S: What a cute name
(nel classico tono californiano)
Il risultato? Nella foto!

6 commenti:

  1. Questo splendido siparietto, unito alla mia personale esperienza con le californiane sbarcate a Bologna per l'Overseas, dimostra empiricamente una generalizzata disfunzione nel popolo americano tutto. Mi si potrà rimproverare che due soli casi per condannare un'intera popolazione sono un'evidenza empirica un po' poco evidente. Eppure mi sento di forzare, giacche qui a Bologna il problema non riguarda temibilissime parole italiane composte (tipo caffe-latte) ma la piuttosto diffusa "ciao": che muta in un sospetto "cieaou" di miagolante memoria; e la parola "pentola": pronunciata quasi perfettamente ma inspiegabilmente sempre terminata con la lettera "i"!
    Ora vado a studiare, oltretutto il vostro post mi ha fatto venire voglia di ordinare qualcosa... temo che per sublimare ciò, questa sera dovrò sedermi ad un qualche desco...!

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  2. Avesao09:54

    Fin che voi eravate impegnati a farvi un caffelatte noi avevamo il problema di ritrovare l'auto (foto).

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  3. Ha ha! Grandissimi! Mi ricorda vagamente quando in America tentai di prendere un panino normalissimo e il commesso iniziò a farmi un sacco di domande su salsine varie...
    Unica differenza che il papà preso dall'agitazione cominciò a parlargli in italiano..! Il panino è rimasto nel negozio...

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  4. maurieraffa11:21

    ciao marco e fra.
    ci inseriamo anche noi nel blog. o meglio questo è già il secondo messaggio che postiamo: il primo si è perso da qualche parte, probabilmente quando ci siamo iscritti come blogger e abbiamo cliccato due pagine intere prima di accorgerci che non volevamo avere un blog nostro, ma solo lasciare un commento. deve essere l'aria di montagna e l'abbagliante candore che annebbia la vista (altro che spiagge, cani e nebbioline)stavo pensando che se la fra non riesce a farsi scrivere il nome giusto io non potrei neanche provarci: raffaella, con due doppie consonanti e doppia vocale centrale manderebbe in paranoia qualsiasi cameriera (e che non chiedano il cognome!)ci fa piacere leggervi così pimpanti e operativi: la nostra prossima avventura ci porterà invece in via della Cervara (praticamente oltreoceano) per la settimana comunitaria, dove credo farbbero molto comodo i vostri galloni anzichè aprire ogni giorno innumerevoli cartoni, barattoli, confezioni non certo tarate per famiglie da 18 persone!!! un bacione nevoso raffa e mauri

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  5. hillary03:39

    Eh si...bene o male quello che succedo allo snoopy...Si, si proprio ugale!!:)W il cappuccino!

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  6. Carissimi,
    la cugina "vecchia" romana si aggiunge ai messaggiatori perché folgorata dalla storia del caffelatte che ha rievocato il ricordo di una agghiacciante nottata (erano le 21:30 ora ora locale, ma per me erano le 6:30) a San Francisco ben 17 anni fa, quando stremata, dopo un viaggio con mille cambi di aereo, sono finalmente giunta sulla Faglia e ho osato chiedere una camomile....Apriti cielo!!! Il cameriere è impallidito, non ritrovando alcuna parola simile nel suo data base cerebrale e non c'è stato verso di spiegargli cosa fosse l'articolo richiesto finché si è illuminato e ha testualmente detto: " Ah! You mean a camomile tea, don't you?".
    Lì ho capito che il quoziente intellettivo di quella gente non è molto elevato e da quello che vedo la faccenda non è migliorata con gli anni.....
    Sarà....e comunque vale sempre il detto omnia munda mundis, che naturalmente vuol dire tutto il mondo è paese, no? ;-)

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